GarageVentiNove

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BIOGRAPHY

Provenienti da Milano e Varese e, come tutti, testimoni del Kali Yuga – quest’era di decadenza demente – al contrario di altri i GarageVentiNove vogliono cantarne vergogne, squallori e feticci. Per farlo si servono di una voce femminile limpida e piena, quella di Patty S., un po’ Elizabeth Frazer un po’ Annie Lennox, e di quella inquietante di Brian K, erede dei grandi baritoni internazionali alla Nick Cave, ma anche nostrani come Giovanni Lindo Ferretti.
La chitarra di Ermanno Monterisi, con le sue distorsioni e le sue dinamiche di vuoto e pieno, è la protagonista assoluta, in un genere memore tanto del post-punk quanto del post rock, ed il basso di Claudio Fusato un contrappunto solido ma mutevole, spesso dissonante, sui battiti inattesi e fantasiosi del batterista Nicolamaria. Pochi e preziosi i contributi di tastiera.
Ne esce un amalgama classico eppure modernissimo, segnato dagli attriti dei Sonic Youth o dei paesaggi alieni dei Mogwai, eppure interpretati con un’intensità terribilmente coinvolgente, a tratti inquietante, certamente inedita nel panorama internazionale.